Anima della città

In tempo di pandemia da Covid-19 tra chiusure e nuove prescrizioni, tra speranze e delusioni, tra obiettivi e fallimenti la vita scorre e i sogni svaniscono, sia per i ragazzi ma anche per gli adulti. I media non fanno altro che amplificare questa realtà e il futuro è grigio.
C’è un modo per non farsi schiacciare dalla pandemia, per trovare dentro e fuori di noi l’energia per andare avanti e credere che essa sarà un’occasione di crescita per ciascuno e per tutta l’umanità, per la nostra città?
Se guardiamo ai numeri lo sconforto ci prende, basti pensare a quelli del nuovo dissesto comunale.
Pensiamo alle aziende in forte difficoltà, ai giovani che emigrano, alle famiglie senza reddito, a chi tra noi sperimenta la fame, ecc. C’è un’alternativa a questo stato di cose? Cosa possiamo fare ciascuno ed insieme? Il titolo di questo articolo “Anima della Città” richiama ad una forza, ad una energia che ridia movimento al Corpo sociale della nostra città.
Occorre un impegno che si chiama solidarietà. Ciò vale non soltanto per il singolo che è chiamato a guardare il proprio prossimo, ma vale anche per i soggetti collettivi: azienda, associazione, comunità religiosa, Istituzione.
La solidarietà è il rapporto di fratellanza e di assistenza reciproca che unisce i membri di un gruppo. Deriva dal francese solidarité che a sua volta deriva dal latino solidus: solido. Dei doveri di solidarietà ne parla la Costituzione Italiana, si dice solidale di una persona o di un gruppo che sostiene chi ha subito un’ingiustizia, lo si dice di una persona che nel momento di difficoltà si è mostrata solidale con qualcuno.
La solidarietà è il sostegno reciproco, è quindi la compattezza del corpo sociale, la sua coesione. Coesione che si esprime innanzitutto nella mutua assistenza, in una fratellanza che scaturisce dalla coscienza di far parte di un Uno. Quando non ci curiamo di qualcuno che sta male si crea una crepa nel corpo sociale ed esso si indebolisce.
Il modo in cui questa parola viene usata ci dice che è l’aiuto il cemento del corpo in cui viviamo, il venirsi incontro nella partecipazione di un destino comune in cui nessuno dovrebbe essere lasciato indietro o dimenticato: una società solidale è una società solida.
Ecco l’”Anima” di cui abbiamo bisogno a cominciare da questa città.
Il Covid-19 in fondo è una sfida che ci chiede di essere mutualistici perché siamo tutti sulla stessa barca.
Papa Francesco nell’aprile del 2015 ricevendo in udienza i membri della Fondazione Giovanni Paolo II disse: “È “solidarietà” una delle parole chiave del magistero di Giovanni Paolo II, una parola che qualcuno ha forse pensato dovesse tramontare, ma che in realtà conserva oggi tutta la sua forza profetica.”
Vale per ieri, vale ancora per oggi!

Si salvi chi può

Cosa fareste voi, da medico, se nei primi giorni di vaccinazione vi accorgeste che restano fiale inutilizzate per assenze impreviste, o che le dosi sono abbondanti e dai fondi si ricavano altre dosi?
Chiamereste i primi di una lista d’attesa saggiamente approntata.
Giusto, ma se non vengono? E poi, non siete un centralino e i tempi sono strettissimi: entro poche ore il vaccino scade. Buttarlo sarebbe un peccato. Così lo utilizzate per le persone a voi care e facilmente rintracciabili. O care ai vostri superiori, colleghi, collaboratori. E, dai familiari agli amici, dagli amici ai conoscenti, il passo è breve. Quale regola infrangete? Nessuna, perché nessuno aveva calcolato tale evenienza… Ma di certo, se foste medici addetti a tal scopo, avreste potuto chiedere permessi o direttive all’autorità.
Era semplice, bastava far presente adeguarsi alle risposte.
Una volta che si slitta su terreni non definiti, è facile scivolare.
Si sparge, fino ai paeselli limitrofi, la voce “ma tu non vai a Scicli? Io si, mi sono vaccinata”. Se è vero, non tocca me appurarlo. Si accorre a frotte, come una volta all’Ikea o all’apertura del Discount che regala un elettrodomestico a cliente. Ci si va perché ci vanno tutti, senza il minimo scrupolo di coscienza, andrebbero somministrati almeno secondo un criterio di necessità, o no? Probabilmente, il maggior numero di speranzosi tornerà deluso. Forse è un fenomeno d’isteria di massa (a Scicli, a Scicli!), perché sembra impossibile che un ospedale disponga di così tanto vaccino eccedente. Forse si è trovato un sistema per moltiplicare i contrari al vaccino, in modo da lasciarlo alla brava gente? Scherzo, ma non fa ridere. Di oppositori ne esistono fin troppi, sono l’altro versante d’isteria collettiva.

Siamo un paese libero e ognuno può rifiutare le cure ufficiali.
Il problema si è posto molte volte, dai genitori che proibiscono le trasfusioni per i figli, a giovani donne ammalate che si affidano a intrugli letali. A volte i giudici si impongono, per salvare vite, ma è uno scoglio legislativo molto duro da superare. In generale, però, il diritto di scelta, nel campo della salute, finisce dove le tue scelte procurano danno ad altri.
I no-vax, in costante ascesa ben prima del covid, non vaccinando i loro bambini mettono a rischio i bambini più fragili che non possono vaccinarsi. E, ripresentandosi in un certo numero di casi, quella malattia riprende forza e si diffonde.
Negli anni recenti, si sono accesi parecchi focolai di morbillo, che era stato debellato.

Il nocciolo vero è però la mancanza di fiducia negli esperti, la vena di anti intellettualismo che si è insinuata nella società, come se democrazia significasse “la mia ignoranza vale quanto la tua conoscenza” (lo ha scritto Isaac Asimov, nel 1980).
Se la formula uno-vale-uno è incontestabile per i diritti e la dignità personale, non così per gli altri aspetti. Se le conoscenze non contassero, tutti saremmo capaci di progettare un aereo o un grattacielo, di fare nuove scoperte per l’umanità, di effettuare un’operazione chirurgica senza aver studiato medicina almeno per un decennio, tra università, tirocinio, specializzazione. Ogni sapere vale, ma si ricorre a chi ne sa di più in un dato campo, ovvio. Questo processo di fiducia, in molte frange di popolazione, si è interrotto.
Negli Stati Uniti, gruppi consistenti istruiscono i figli in casa, sostengono che la terra è piatta, lo sbarco sulla luna non è mai avvenuto e gli alieni vivono tra noi. Abbiamo sottovalutato la gravità del fenomeno: pensate a che esaltazione provi chi è convinto di smascherare le trame occulte del Potere Mondiale! Secondo loro, il vaccino è un modo per renderci schiavi attraverso un microchip, come nel libro di Orwell, 1984. Sul fatto che lo abbiano letto, non ci giurerei.

Fate danni, dottori e personale sanitario se non vi vaccinate.
Non potete farvi trasmettitori di virus per le corsie o dentro le strutture per anziani. Problema enorme, che lo Stato sta affrontando attraverso il convincimento morbido, la persuasione.
Avete visto il primo dei filmati a tal scopo di Giuseppe
Tornatore? La tenda degli abbracci, un’anziana piena d’amore che non colpevolizza la giovane per i suoi dubbi, poi la saluta con “Devi volerti bene”, cioè preservarti, vaccinarti.
Messaggio implicito: tu, antivaccinista, hai buon cuore, tenerezza di abbracci, serietà nel prendere decisioni, alla fine dei legittimi dubbi prenderai quella migliore per te e per gli altri.
Ma il mio, di dubbio, con tutto l’affetto per Tornatore, è che funzioni. Quale anti-vaccinista, anti-scienza, anti-tutto, cambierà idea dopo averlo visto?
Io continuo a incontrarne, anche uscendo di meno, anche non trovandomi nel ventre caotico d’America. Proprio ieri, una conoscente che non vedevo da tempo, ha riassunto in fretta le sue posizioni. “Lockdown? Io uscivo lo stesso”, e fa spallucce. “Lavoro da casa? Violano l’intimità della mia camera da letto”. “Ma puoi farti un angolino di sfondo come vuoi”, suggerisco. Neanche mi ascolta. “D’estate? Ho viaggiato dappertutto”. “Un mio collega positivo si era spaventato, ma dai, in una settimana stava bene, un’influenza, ecco”.
Ha la mascherina in mano e fa finta di coprirsi la bocca con la sciarpa. Cerco di filarmela con un augurio, “speriamo che finisca presto” e lei, aspra, “ah sì, che finisca tutta questa montatura!”.
Che le è successo? Era una persona seria, ha una casa, un lavoro, esperienza. Le hanno innestato un microchip nel sonno? Scherzo, ma non fa ridere. Avete visto la massa criminale, oscena, sgangherata assaltare Capitol Hill? In queste settimane, il presunto sciamano, quello con le corna e pelliccia, rifiuta il cibo della prigione perché non è biologico.
Nuovi mostri crescono. Mescolano rimpianti di purezza a uso delle armi, disprezzo degli esperti e delle leggi a dottrine spirituali imparaticce. Le merendine industriali fanno male, il covid no. Aiuto!

È anche contro queste pericolose derive che l’autorità politica e sanitaria deve essere integerrima. Combattere con l’esempio la mentalità nazionale (non solo siciliana) per cui aggirare il sistema è una virtù. Se sono vere le voci di un vaccino allargato, basta chiedere una regolamentazione e attenersi a quella. E l’invito “a Scicli, a Scicli!” lanciamolo solo per vedere i suoi meravigliosi palazzi e i tramonti pastello di Piero Guccione.

L’Immaginario di gennaio 2021

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