Mykor

La start up di una giovane imprenditrice ispicese

Lo startupper è una moderna figura professionale che aspira a fondare una società che miri a una crescita rapida, scalabile e replicabile del proprio progetto. È sicuramente un lavoratore dinamico, più propenso rispetto a un classico imprenditore a vendere il proprio prodotto per innovarsi, non votando la propria vita professionale alla stessa attività. Le start-up hanno come obiettivo la crescita mediante il cambiamento. Per questo lo startupper accetta anche il fallimento che è parte della sperimentazione che sta attuando.

La sopracitata definizione, tratta da internet (https://startup. info/it/startupper-chi-e-e-cosa-fa/), ci introduce all’intervista che Valentina Dipietro ha concesso a noi della redazione. Lei vive oramai a Londra da diversi anni ed è fondatrice della società Mykor che realizza un “materiale micelio”.
Valentina Dipietro, 26 anni, è una biodesigner e ricercatrice, laureata alla NABA di Milano in Fashion Design e al royal College of Art di Londra in Textile Design. Adottando un approccio sperimentale, Valentina lavora all’intersezione tra biologia e design per esplorare progetti sostenibili innovativi e dirompenti per prodotti, interni e architettura. Ha lavorato come designer tessile e fashion editor, in seguito è stata una ricercatrice residente al Green Lab a Londra. Oltre ad occuparsi della sua start up, ha avviato una propria attività di progettazione e consulenza, anche come facilitatrice di workshop. è anche docente in visita presso la Glasgow School of Art e altre università.
Le abbiamo rivolto alcune domande circa la sua esperienza di giovane imprenditrice.

Anzitutto, quale è il tuo percorso di studio?
Inizialmente ho vissuto a Milano studiando alla Nuova Accademia di Belle Arti laureandomi in Fashion Design. Durante l’università ho fatto un periodo di 5 mesi di Erasmus alla London College of Fashion di Londra, studiando design del tessuto. Dopo la laurea a Milano, sono rimasta a Londra, dove ho lavorato in varie aziende del settore tessile, con clienti internazionali. Dopo questo periodo lavorativo, sono entrata al royal College of Arts di Londra studiando design del tessuto, ma anche dei materiali. In questo percorso di due anni ho sviluppato un mio materiale innovativo a base di scarti agricoli, micelio (la radice dei funghi) e tinture naturali, che adesso è diventato l’idea di base per la mia azienda.

Cosa ti ha condotto a questo progetto?
Durante il primo anno al royal College of Arts ho partecipato ad un progetto che aveva come scopo quello di immaginare come sarebbero stati i mezzi di trasporto nel 2050. Io ho immaginato dei materiali per gli interni di vari mezzi di trasporto (aerei, treni, ecc.) che fossero non solo sostenibili, ma anche completamente compostabili. Dalla mia ricerca ho compreso che già oggi moltissimi materiali generano scarti durante la filiera produttiva. Il mio obiettivo era dunque quello di produrre materiali rinnovabili e capaci di rientrare nel ciclo produttivo. Ho preso spunto dalla mia Sicilia e dalle tante aziende che producono scarti nel settore agricolo. Scarti che magari vanno a finire in concime o in discarica, ma che non generano valore aggiunto.
Ho analizzato la canapa, gli scarti di legno e gli scarti di una azienda vinicola per creare delle tinture ecosostenibili, combinandoli con uno specifico tipo di fungo.

Di quali aiuti hai beneficiato in questo tuo percorso aziendale?
Dal punto di vista della consulenza, ho ricevuto un aiuto dalla Prince’s Trust che è una organizzazione senza scopo di lucro che si occupa di dare sostegno alle aziende di imprenditori con meno di 30 anni, attraverso un corso base, il tutoraggio di un business coach con incontri quindicinali di verifica del percorso imprenditoriale e la creazione di un business plan e di una strategia aziendale. Ho ricevuto anche un finanziamento da un Ente Locale, che mi ha sostenuto durante il primo periodo di lockdown da Covid 19. Recentemente sono risultata una dei 64 vincitori del Premio young Innovators 2020/21 UK, che attribuisce un contributo a fondo perduto di 5000 sterline, più un salario mensile per 12 mesi e l’affiancamento di un consulente gratuito per lo sviluppo ulteriore dell’azienda.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
Ne ho diversi, anche grazie a questo premio. Ma il primo è capire se c’è abbastanza innovazione nella mia azienda.
Il primo passo sarà la registrazione del brevetto, per questo sto lavorando alla revisione della proprietà intellettuale della mia start up con la consulenza di uno studio legale.
Il brevetto chiaramente mi consentirà di ricevere in futuro altri finanziamenti. Il secondo step sarà quello di ampliare il mio team di base, tra cui un esperto in gestione aziendale.
Un ulteriore step sarà intercettare finanziamenti governativi o di privati per la ricerca e sviluppo del materiale in ambito edile e industriale.

Per concludere, cosa diresti ad un/a giovane ispicese che vuole costruirsi un futuro imprenditoriale?
Anzitutto studiare tanto, senza competenze iniziali non si va da nessuna parte. Perfezionare le proprie competenze ad un livello molto alto. Fare esperienza lavorativa in aziende simili a quella che si vuole realizzare. Non scoraggiarsi, perché il lavoro dell’imprenditore è fatto di tanti fallimenti, di alti e bassi e la tenacia è una delle sue caratteristiche principali. Il fallimento è un’occasione di crescita, perché senza fallimento non c’è innovazione.
Anche nel mio progetto ho cambiato molte volte direzione rispetto alle esigenze di mercato. Inoltre, avere fin dall’inizio un rapporto con i potenziali clienti e comprendere le loro esigenze. Infine, in casi simili al mio, non investire in macchinari, almeno inizialmente, ma nello sviluppo minimo del prodotto, in modo da poterlo testare con i clienti.
Confrontarsi poi con tanti, uscire dal proprio ufficio per chiedere alla gente cosa ne pensa del proprio prodotto.
Questo sicuramente consentirà di ridurre le probabilità di insuccesso.

Grazie Valentina per la tua disponibilità e in bocca al lupo per il tuo futuro.

Per info sul progetto:
www.mykor.co.uk
www.instagram.com/mykor.design
www.facebook.com/mykor.design

Sir Charles Lyell a Spaccaforno

Sir Charles Lyell (1797-1875) fu un eminente geologo scozzese. Grande amico di Charles Darwin, di cui condivise la teoria dell’evoluzione, Lyell scrisse un famoso trattato in tre volumi, Principles of Geology, diventato ben presto un testo di riferimento per le scienze geologiche moderne.
Lyell fece numerosi viaggi in particolare in Europa e nel continente americano. Visitò una prima volta la Sicilia nell’inverno del 1828-29. Fu in quest’occasione che Lyell ebbe l’occasione di soggiornare a Spaccaforno e ne studiò la carattersistiche rocce calcaree della Cava d’Ispica citate anche nei suoi Principles.
A parte le sue osservazioni scientifiche, Lyell ci ha lasciato anche un rendiconto di questo soggiorno in una sua lettera indirizzata a sua sorella Caroline, in cui si possono cogliere, a volte con un pizzico d’humour, tutti gli aspetti più quotidiani della sua vita di viaggiatore in terre lontane.
Nella lettera scritta da Agrigento il 18 dicembre 1828, Lyell racconta i suoi giorni passati in viaggio tra Siracusa e la città dei templi. In generale gli albergi erano poco più che locande insalubri. Lyell scrive a sua sorella: “Le locande sono esecrabili oltre ogni descrizione, e il pane spesso richiede tutta la potenza digestiva che ho acquisito andando a cavallo per dieci giorni consecutivi per undici ore ciascuno”. racconta per esempio che a Noto l’albergo era scomodo, ma che il giorno dopo a Pachino era ancora peggio.
Dopo aver ammirato le rocce di Capo Passero si diresse verso Spaccaforno, di cui si lamenta dell’assenza di alberghi pur essendo “un posto più grande di Salysbury”. Con il suo mulattiere, un certo rosario, si diresse allora al convento dei Gesuiti, che prometteva un alloggio decente. Ma, colmo della sfortuna, in quei giorni il vescovo si trovava in città per una visita che non compiva da tre anni cosicché i Gesuiti e i Carmelitani avevano prenotato tutte le stanze disponibili per il vescovo e il suo seguito.
Così Lyell e il suo mulattiere bussarono alla porta del convento dei Cappuccini: loro avevano una stanza ma era stata prenotata anche quella da persone al seguito della visita del Vescovo.
Il mulattiere rosario fece capire a un frate che avrebbe pagato bene un alloggio per la notte, e così il frate, forse anche impietositosi davanti a quel distinto signore venuto da tanto lontano, mise infine a disposizione la sua cella. A dire di Lyell, si trattava di una stanzetta molto spartana, sporca, dove ci stava appena un letto. Il pane era nero, duro, difficilmente digeribile, e la maggior parte dei frati era pittosto scortese tranne quello che gli offrì la sua cella. Formaggio e vino erano pessimi e non era riuscito a comprare nemmeno un pollo in quella città da 9500 abitanti, scrive lui. Quando alla fine del suo soggiorno Lyell offrì al frate una bella cifra per l’alloggio, sono sempre le parole di Lyell, il frate fece una scenetta come per dire che non si aspettava di essere pagato e che non doveva. Lyell gli disse allora di tenere i soldi per i canti in chiesa e per la sua anima. Proseguì poi verso Santa Croce e Licata.
Lyell ritornò poi una seconda volta in Sicilia una trentina d’anni dopo, questa volta per studiare l’Etna. Fu presidente della Società geologica di Londra. Fu fatto prima Cavaliere poi nominato Baronetto. Ebbe molti riconoscimenti e medaglie.
Il suo corpo ebbe l’onore di essere sepolto all’Abbazia di Wenstminster.

Anima della città

In tempo di pandemia da Covid-19 tra chiusure e nuove prescrizioni, tra speranze e delusioni, tra obiettivi e fallimenti la vita scorre e i sogni svaniscono, sia per i ragazzi ma anche per gli adulti. I media non fanno altro che amplificare questa realtà e il futuro è grigio.
C’è un modo per non farsi schiacciare dalla pandemia, per trovare dentro e fuori di noi l’energia per andare avanti e credere che essa sarà un’occasione di crescita per ciascuno e per tutta l’umanità, per la nostra città?
Se guardiamo ai numeri lo sconforto ci prende, basti pensare a quelli del nuovo dissesto comunale.
Pensiamo alle aziende in forte difficoltà, ai giovani che emigrano, alle famiglie senza reddito, a chi tra noi sperimenta la fame, ecc. C’è un’alternativa a questo stato di cose? Cosa possiamo fare ciascuno ed insieme? Il titolo di questo articolo “Anima della Città” richiama ad una forza, ad una energia che ridia movimento al Corpo sociale della nostra città.
Occorre un impegno che si chiama solidarietà. Ciò vale non soltanto per il singolo che è chiamato a guardare il proprio prossimo, ma vale anche per i soggetti collettivi: azienda, associazione, comunità religiosa, Istituzione.
La solidarietà è il rapporto di fratellanza e di assistenza reciproca che unisce i membri di un gruppo. Deriva dal francese solidarité che a sua volta deriva dal latino solidus: solido. Dei doveri di solidarietà ne parla la Costituzione Italiana, si dice solidale di una persona o di un gruppo che sostiene chi ha subito un’ingiustizia, lo si dice di una persona che nel momento di difficoltà si è mostrata solidale con qualcuno.
La solidarietà è il sostegno reciproco, è quindi la compattezza del corpo sociale, la sua coesione. Coesione che si esprime innanzitutto nella mutua assistenza, in una fratellanza che scaturisce dalla coscienza di far parte di un Uno. Quando non ci curiamo di qualcuno che sta male si crea una crepa nel corpo sociale ed esso si indebolisce.
Il modo in cui questa parola viene usata ci dice che è l’aiuto il cemento del corpo in cui viviamo, il venirsi incontro nella partecipazione di un destino comune in cui nessuno dovrebbe essere lasciato indietro o dimenticato: una società solidale è una società solida.
Ecco l’”Anima” di cui abbiamo bisogno a cominciare da questa città.
Il Covid-19 in fondo è una sfida che ci chiede di essere mutualistici perché siamo tutti sulla stessa barca.
Papa Francesco nell’aprile del 2015 ricevendo in udienza i membri della Fondazione Giovanni Paolo II disse: “È “solidarietà” una delle parole chiave del magistero di Giovanni Paolo II, una parola che qualcuno ha forse pensato dovesse tramontare, ma che in realtà conserva oggi tutta la sua forza profetica.”
Vale per ieri, vale ancora per oggi!

L’Immaginario di gennaio 2021

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